Perché la Chiesa accetta i vaccini contro il Covid

Alcuni vaccini “hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione”. Ecco perché “sono moralmente accettabili”

È “moralmente accettabile utilizzare i vaccini anti-Covid-19 che hanno usato linee cellulari provenienti da feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione”. Lo afferma una nota della Congregazione per la Dottrina della Fede a firma del cardinale prefetto Luis Ladaria. Lo stesso dicastero ricorda che “la vaccinazione non è, di norma, un obbligo morale e che, perciò, deve essere volontaria”. Tuttavia il bene comune “può raccomandare la vaccinazione in assenza di altri mezzi per arrestare o anche solo per prevenire l’epidemia”.

Perché la Chiesa se ne occupa – Il tema dell’aborto compare nel dibattito pubblico italiano in alcune sporadiche occasioni come nel caso dei manifesti contro la pillola abortiva RU486 o quando ad agosto nelle nuove linee guida sul suo utilizzo il ministero della Salute aveva annullato l’obbligo di ricovero e aveva allungato la possibilità di prenderla fino alla nona settimana di gravidanza.
Ma negli Stati Uniti è ben più rilevante nel dibattito pubblico. In primo luogo, per i numeri. Gli ultimi dati del 2016 parlano di 11.6 aborti su 1.000 donne tra i 15 e i 44 anni e di 186 aborti su 1.000 nati vivi. In Italia nel 2018 siamo rispettivamente a 6 (comprendendo le donne fino a 49 anni però) e 173,8. Inoltre, il tema negli Usa è molto politico e politicizzato. Prova ne è che a luglio Donald Trump è stato il primo presidente a partecipare alla marcia per la vita che si svolge dal 1973, anno della sentenza della Corte Costituzionale Roe versus Wade che riconobbe per la prima volta il diritto all’aborto.

I problemi con Astrazeneca – Tornando ai vaccini, Pfizer-BioNTech e Moderna hanno utilizzato le linee cellulari di un feto nella fase dei test di conferma. Mentre il vaccino Astrazeneca, cui ha lavorato anche la Irbm di Pomezia (Roma), “ha utilizzato nella progettazione, produzione, sviluppo e nei test di conferma una linea di cellule che è originata da un tessuto preso da un bambino abortito”. Con queste parole i vescovi dello stato del Michigan (a nord degli Usa) hanno sostenuto che “questo vaccino potrebbe essere ricevuto solo se non ci sono altre alternative“. Mentre per Pfizer-BioNtech e Moderna “la connessione con l’aborto è molto remota” e quindi “la più grande responsabilità morale è sulle spalle dei ricercatori”.

Vaccinarsi non è “cooperare” all’aborto – La Congregazione per la Dottrina della Fede ha però voluto specificare che “si possano usare tutte le vaccinazioni riconosciute come clinicamente sicure ed efficaci con coscienza certa che il ricorso a tali vaccini non significhi una cooperazione formale all’aborto dal quale derivano le cellule con cui i vaccini sono stati prodotti”. Le argomentazioni del dicastero che fu diretto da Joseph Ratzinger sono simili a quelle dei vescovi americani: chi si vaccina coopera all’aborto in modo “remoto” e il dovere morale di evitarlo “non è vincolante” se ci si trova di fronte ad un “grave pericolo”. Come riporta Vatican News, l’Istruzione Dignitas Personae, approvata proprio da Papa Benedetto XVI nel 2008, specificava che “esistono responsabilità differenziate” perché “nelle imprese che utilizzano linee cellulari di origine illecita non è identica la responsabilità di coloro che decidono l’orientamento della produzione rispetto a coloro che non hanno alcun potere di decisione”. Ovviamente la valutazione non è scientifica ma morale, simile a quella del Comitato Nazionale per la Bioetica sull’obbligatorietà del farmaco.

Cosa deve fare chi, in coscienza, non si vaccina – La Congregazione voluta da Paolo VI specifica però che immunizzarsi attraverso un vaccino non deve nemmeno comportare un’approvazione morale dell’uso nella ricerca scientifica di linee cellulari provenienti da feti abortiti. Pur chiedendo farmaci “eticamente accettabili”, l’ex Sant’Uffizio apre però uno spiraglio per chi per motivi di coscienza rifiutasse di essere vaccinato in questo modo: queste persone devono “adoperarsi per evitare, con altri mezzi profilattici e comportamenti idonei, di divenire veicoli di trasmissione dell’agente infettivo”. Così da scongiurare “ogni rischio per la salute” delle persone più vulnerabili.

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