Biden, ecco perché la prima Messa post-giuramento sottolinea le possibili frizioni fra cattolici e Democratici Usa

La prima Messa di Joe Biden da presidente è stata celebrata nella Chiesa dove si recava il suo unico predecessore cattolico John Fitzgerald Kennedy (qui qualche aneddoto sulla sua fede). Si tratta della Holy Trinity Catholic Church a Georgetown, a pochi chilometri dalla Casa Bianca (che nella mappa è vicino al National Mall in basso a destra). Nella parrocchia i preti sono tutti gesuiti e il parroco è Kevin Gillespie, che ha lavorato all’Università di Chicago (la cui diocesi è stata ed è guidata da diversi cardinali progressisti). L’istituzione è inoltre dedicata al fondatore dei gesuiti: Ignazio di Loyola. Non è un caso: il legame con i gesuiti del nuovo inquilino della Casa Bianca è profondo. Ciò è ulteriormente provato dal fatto che, come scrive il tabloid inglese Daily Mail, ci sono 4 Chiese cattoliche nel raggio di 3,5 kilometri dalla Casa Bianca. Ma il presidente ha scelto quella dedicata alla Santa Trinità, un po’ più lontano. Come scrive la CNN , Biden è comunque un’eccezione tra gli ultimi presidenti che – pur professandosi cristiani – non erano habitué della Messa in pubblico.

“Sacralità di ogni vita umana” – L’ex senatore è entrato dall’ingresso principale della Chiesa. Nella foto che lo ritrae si vede uno striscione del movimento Black Lives Matter (tradotto: le vite dei neri contano). Dal lato opposto è invece presente una citazione di Papa Francesco: “Non possiamo tollerare o chiudere un occhio verso il razzismo e l’esclusione in nessuna forma e affermare poi di difendere la sacralità di ogni vita umana“. Proprio la sacralità di ogni vita umana è però una delle differenze tra la Weltanschauung (la visione del mondo) del mondo liberal americano e quella Cattolica: per quest’ultima infatti la vita è sacra dal principio alla fine. Cosa che non permette alle gerarchie ecclesiastiche di avere una posizione comune con la destra che si oppone con forza all’immigrazione illegale ma anche – ed è questo il caso – con la sinistra che appoggia aborto ed eutanasia.

Lo striscione sullo sfondo “Black lives matter” è alle spalle di Biden. EPA/Oliver Contreras / POOL

“Ok ai fondi anche se se le ong finanziano l’aborto” – Il primo punto di frizione riguarda l’aborto. Il virologo Anthony Fauci, intervenendo come delegato degli Stati Uniti ad una riunione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha spiegato che Biden revocherà la cosiddetta Mexico City policy che vieta alle organizzazioni non governative straniere di praticare o promuovere l’aborto per poter ricevere i fondi federali per la pianificazione familiare. Una politica introdotta proprio a Città del Messico dal presidente Ronald Reagan nel 1984. Decisione che è stata revocata da tutti i presidenti democratici e reintrodotta da tutti i presidenti repubblicani.

“Quello che non va in Biden” – Il presidente non è appoggiato su questi temi dai vescovi statunitensi più conservatori. A riprova di questo l’arcivescovo di Los Angeles José Horacio Gomez, presidente della conferenza episcopale americana dal 2019, ha firmato un comunicato di benvenuto a Joe Biden in cui evidenzia che “su alcuni temi i cattolici si trovano più d’accordo con i Democratici, su altri con i Repubblicani”. Tra i temi su cui c’è comunanza di vedute con la destra ci sono “aborto, contraccezione, matrimonio e gender”. “Mali morali” che però, scrive Gomez, “il presidente ha promesso di voler promuovere”. Il prelato formatosi nell’Opus Dei ha anche aggiunto che l’aborto rimane “la suprema priorità” sottolineando che riguarda soprattutto “poveri, minoranze e nati con disabilità”. L’interruzione volontaria di gravidanza è infatti un tema oggetto ancora di dibattito oltreoceano, come avevo spiegato qui. Il documento dell’arcivescovo di origini messicane tocca anche altri argomenti. Ma i passaggi citati hanno scatenato la reazione dell’ arcivescovo di Chicago Blase Cupich. Uno dei tre soli americani che hanno ricevuto lo zucchetto rosso cardinalizio da Papa Francesco ha infatti dichiarato: “Parole sconsiderate nel giorno dell’insediamento”.

Dal 21 gennaio è iniziata la novena di preghiera per la vita

“Quello che va in Biden” – Dopo le polemiche, la Conferenza Episcopale ha pubblicato altre quattro dichiarazioni, stavolta elogiative delle prime misure adottate dal nuovo presidente. I vescovi hanno plaudito al ritorno degli Stati Uniti negli accordi di Parigi sul clima del 2015, alla revoca del bando all’ingresso da alcuni Paesi (tra cui Libia, Siria, Corea del Nord e l’ex colonia italiana Somalia). Gli zucchetti paonazzi hanno anche approvato la richiesta di rafforzare il programma di protezione dei “dreamer”, gli immigrati arrivati in America quando erano minorenni al seguito di genitori clandestini.

I gesuiti e la Messa (con la Comunione?) l’Inauguration Day di Biden ai raggi X

Sant’Agostino e Francesco citati durante la cerimonia: segni di una fede in dialogo col mondo. E la Chiesa statunitense sembra giunta “all’ora della verità”

Il sacerdote gesuita amico dei Biden, la presenza virtuale di Papa Francesco, la Bibbia di famiglia e la Messa nella cattedrale di San Matteo a Washington. C’è tanto cristianesimo nell’Inauguration Day di Joe Biden, il 46esimo presidente degli Stati Uniti d’America. L’ex vice di Barack Obama è stato il quarto candidato cattolico di sempre alla Casa Bianca, succedendo ad Al Smith (Partito Democratico) nel 1928, a John Fritzgerald Kennedy (Dem) nel 1960 e a John Kerry (sempre del partito dell’Asinello). Ma l’ex senatore del Delaware (vedi mappa) è anche lo specchio su cui appaiono tutte le fratture della Chiesa americana, in particolare sul dargli o meno comunione. E qui sotto trovate cosa dicono le norme canoniche.

Gesuiti, gesuiti ovunque – Il reverendo Leo O’ Donovan, sacerdote gesuita amico dei Biden, ha preceduto con un discorso il giuramento del presidente e della sua vice Kamala Harris. Nel 1961, all’Inauguration day di John Fitzgerald Kennedy, il cardinale di Boston Richard Cushing aveva aperto la sua invocazione invocando il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo traducendo quest’ultimo con la parola “Ghost” (fantasma). Nel 2021 la traduzione più adatta sarebbe invece “Spirit”. L’ex presidente dell’università di Georgetown (Washington) ha citato anche il re biblico Salomone, il sacrificio di Isacco e il suo più illustre confratello, Papa Francesco: “Ci ha ricordato quanto è importante sognare insieme. I sogni sono costruiti insieme”.

L’invocazione del cardinale di Boston all’Inauguration day di John Fitzgerald Kennedy

Uova e bacon per Jfk – Biden ha giurato sulla Bibbia di famiglia. Ed ha citato il testo sacro di cristiani ed ebrei nel suo discorso, insieme a sant’Agostino. Oltre a chiedere ai presenti di pregare in un minuto di silenzio per chi è morto nella pandemia. La giornata del 46esimo presidente degli Stati Uniti è iniziata con la Messa nella cattedrale di San Matteo a Washington. Con lui alla celebrazione anche il leader dei Repubblicani al Senato Mitch McConnell e la presidente della Camera Nancy Pelosi. Non si sa se l’ex senatore abbia ricevuto la Comunione: le foto della celebrazione non lo chiariscono. Si sa invece che l’ultimo cattolico alla Casa Bianca, John Fitzgerald Kennedy, non la ricevette la mattina dell’insediamento. Aveva infatti mangiato nelle tre ore precedenti l’Eucaristia. Il menu? Uova e bacon. Per quest’ultima pietanza ricevette una dispensa dall’arcivescovo di Washington O’Boyle perché l’Inauguration Day era di venerdì e i cattolici non potevano mangiare la carne.

Comunione, sì o no? – Anche nel caso di Joe Biden, c’è un problema sulla Comunione. L’avvocato si è dichiarato favorevole alla libertà di scelta sull’aborto e si era detto “assolutamente a suo agio” con l’equiparazione tra le unioni omosessuali e i matrimoni eterosessuali durante la campagna elettorale per la presidenza del 2012. Un’affermazione che aveva sorpreso Barack Obama. Ma cosa prevedono le norme della Chiesa? Il Codice di diritto canonico al canone 912 afferma che “ogni battezzato, il quale non ne abbia la proibizione dal diritto, può e deve essere ammesso alla sacra comunione“. E quando il diritto prevede la proibizione dunque? In caso di “una sanzione penale (per esempio la scomunica) o di un divieto stabilito da una sentenza giudiziaria”. E l’ex presidente della Commissione Affari Esteri del Senato non è mai stato condannato con alcun provvedimento fin qui. Una polemica simile si era verificata nel 2010 in Italia quando Silvio Berlusconi, divorziato e risposato, si era comunicato ai funerali di Sandra Mondaini.

“L’ora della verità” – Come dimostra anche questa polemica, il cattolicesimo statunitense con la presidenza Biden è giunto all’ora della verità. Lo sostiene lo storico delle religioni Massimo Faggioli nel suo saggio “Joe Biden e il cattolicesimo negli Stati Uniti”, edito da Scholé. Il volume, già tradotto in inglese, evidenzia alcune conseguenze interne della nuova presidenza nel cattolicesimo statunitense. E mette a fuoco anche le nuove relazioni fra la Casa Bianca, Papa Francesco e la Chiesa globale.

“Guerre culturali diventate stile di vita” – “Biden rappresenta un Paese diviso al suo interno come non mai – sottolinea Faggioli – dai tempi della guerra civile, e un mondo cattolico in crisi, lacerato tra forme nemmeno più conservatrici o liberal, ma di marca post-istituzionale e neo-integralista, fra ‘culture wars‘ (guerre culturali, ndr) diventate stile di vita ecclesiale e politico“.

“La guerra tra i Cattolici non si ferma mai, nemmeno durante l’insediamento”

Ringrazio il dottor Matteo Crepaldi che mi ha aiutato a scrivere questo articolo.

CITAZIONE DEL GIORNO:

“Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore; molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità”.

— Alexis Carrel

Joe Biden, giura il secondo presidente cattolico della storia degli Stati Uniti

Il primo fu Kennedy nel 1961. Ma i vescovi Usa sono spaccati sulla Comunione all’ex vice di Obama. L’arcivescovo di Washington: “Trovare temi su cui cooperare”

Joe Biden è il secondo presidente cattolico alla guida degli Stati Uniti. Il primo fu John Fritzgerald Kennedy (Partito Democratico) che governò dal 1961 al 1963 prima di essere ucciso a Dallas. Biden è stato anche il primo vicepresidente fedele al Papa della storia. Quando? Dal 2008 al 2016, quando l’America era guidata da Barack Obama.

Dare la Comunione o no? Alcuni vescovi, tra cui l’ex presidente della Corte di cassazione vaticana Raymond Leo Burke, si sono detti contrari a dare la Comunione a Joe Biden per le sue posizioni a favore della libertà di scelta sull’aborto. Negli Stati Uniti il tema dell’interruzione volontaria di gravidanza è infatti molto sentito, come spiegato in questo articolo. E l’arcivescovo di Washington Wilton Gregory, appena nominato cardinale da Francesco, ha sottolineato invece che non impedirà al neopresidente di ricevere l’Eucaristia.

“Collaborazione e critiche” – “Spero che il rapporto con Joe Biden sia basato sul dialogo attraverso cui possiamo trovare alcuni temi su cui cooperare. Ad esempio, la dottrina sociale della Chiesa. Sappiamo anche fin troppo bene che ci sono alcune cose su cui non siamo d’accordo”, ha specificato l’ex arcivescovo di Atlanta (vedi mappa). Il riferimento è (anche) all’aborto. Tuttavia, Gregory non si mostra né ostile né favorevole al neopresidente: “Spero che con lui la collaborazione e la critica non prendano il sopravvento l’una sull’altra”.

CITAZIONE DEL GIORNO:

Chi impone la fede a un altro con la spada, quello che cerca di convincere è sé stesso

Miguel de Unamuno

L’assalto al Congresso divide i cattolici: “Chi votò Trump ammetta le sue colpe”

L’ex ambasciatore vaticano a Washington Viganò ha benedetto la rivolta: “Il Signore vi protegge”. Destra spaccata, i liberal: “Troppi cattolici in silenzio”

L’assalto al Congresso ha diviso la Chiesa cattolica americana. L’ex nunzio a Washington Carlo Maria Viganò Washington aveva sostenuto una reazione al “verdetto manipolato e vanificato” delle elezioni e lanciato un altro strale contro Papa Francesco: “L’asservimento di Bergoglio all’agenda mondialista è palese e il suo contributo all’elezione di Joe Biden è altrettanto evidente”. Il gesuita del settimanale America James Martin ha invocato invece un esame di coscienza: “Questo è il momento per i leader cristiani di ammettere la loro parte nella violenza a Capitol Hill”. Una visione condivisa anche dai progressisti di National Catholic Reporter che hanno sottolineato che “alcuni cattolici sono rimasti in silenzio o peggio hanno tifato per la presidenza”. Proprio Trump viene definito dal conservatore First Things “un uomo dal pessimo carattere”. Papa Francesco si è invece detto “stupito”.

“Biden ci condanna alla mascherina” – Carlo Maria Viganò aveva rilasciato il primo gennaio un’intervista all’ex ideologo di Donald Trump Steve Bannon che trovate qui tradotta dall’Huffington Post. L’ex nunzio aveva detto che “se gli Stati Uniti perdono questa occasione, adesso (in corsivo nel testo, ndr) saranno cancellati dalla Storia. Se consentiranno che si insinui nelle masse l’idea che il verdetto elettorale dei cittadini, prima espressione della democrazia, possa esser manipolato e vanificato, essi saranno complici della frode e meriteranno l’esecrazione del mondo intero, che all’America guarda come ad una nazione che ha conquistato e difeso la propria libertà”. Di Joe Biden Viganò ha enfatizzato i suoi (presunti) “legami con la Cina, con il deep state (lo stato profondo, che condizionerebbe l’agenda dei governi di nascosto, ndr) con i fautori dell’ideologia globalista”. L’arcivescovo nato a Varese ha anche accennato alla pandemia sostenendo che l’ex senatore del Delaware (vedi mappa) “vuole condannarci a portare la mascherina, come ha candidamente ammesso”. L’ex osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa (che non è un organo dell’Unione Europea) ha anche aggiunto che “il Signore assicura la sua protezione a quanti combatteranno con coraggio per difendere i diritti di Dio, della Patria e della famiglia”. Secondo il diplomatico nominato vescovo da Giovanni Paolo II inoltre, Gesù Cristo avrebbe messo “la sua santissima madre al nostro fianco”.

“Trump? L’avversario di Francesco” – Viganò anche in questa occasione ha attaccato Papa Francesco auspicando che “eventuali prove in possesso dei servizi segreti vengano alla luce, specialmente in relazione ai veri motivi che hanno portato alle dimissioni di Papa Benedetto XVI e alle cospirazioni soggiacenti all’elezione di Bergoglio, permettendo così di cacciare i mercenari che hanno occupato la Chiesa”. Secondo l’80enne prelato “l’asservimento di Bergoglio all’agenda mondialista è palese e il suo contributo all’elezione di Joe Biden è altrettanto evidente. Così come evidenti sono l’ostilità e i ripetuti attacchi di Francesco contro il Presidente Trump, che egli considera il principale avversario, l’ostacolo da rimuovere, in vista dell’ attuazione del Grande Reset (una teoria complottistica nata da una proposta del World Economic Forum – quello dell’incontro annuale di Davos – che sostiene che dopo la pandemia si vuole instaurare un Nuovo Ordine Mondiale, ndr). L’ex esponente della Curia romana mette infine in contrapposizione “l’amministrazione Trump e quei valori tradizionali che essa ha in comune con quelli dei cattolici” e “il deep state del sedicente cattolico Biden, asservito all’ideologia globalista e alla sua agenda perversa, antiumana, anticristica, infernale”. 

“I cristiani ammettano le loro responsabilità” – La conferenza dei vescovi americani ha invece sottolineato per bocca del suo presidente e arcivescovo di Los Angeles José Horacio Gómez: “Questo non è ciò che siamo come americani, dove la transizione pacifica del potere è uno dei segni distintivi”. Più duro l’arcivescovo di Chicago, il cardinale Blase Joseph Cupich, che ha parlato di “vergogna nazionale“. Il gesuita del settimanale America James Martin ha invocato infine un esame di coscienza: “Questo è il momento per i leader cristiani di ammettere la loro parte nella violenza a Capitol Hill. Quando definisci le elezioni come ‘il bene contro il male’, diffami i candidati e dici che votare per qualcuno è un ‘peccato mortale’, incoraggi le persone a pensare che queste azioni siano morali”.

“Metà dei cattolici si è ingraziata Trump” – Lo stesso pensiero scaturisce dal progressista National Catholic Reporter che sottolinea che “alcuni cattolici sono rimasti in silenzio o peggio hanno tifato per la presidenza“. Il quindicinale cita l’ex ministro della Giustizia William Barr, la nuova giudice per la Corte Costituzionale nominata da Trump Amy Coney Barrett e addirittura l’arcivescovo di New York, il cardinal Timothy Dolan. La rivista enfatizza anche che “più o meno il 50% dei cattolici è stato soddisfatto di ingraziarsi Trump in cambio di riduzioni fiscali, o giudici della Corte Suprema o sussidi per le scuole cattoliche”.

“Ora i cattolici aiutino Biden” – Scrive ancora la rivista fondata nel 1964: Un movimento per la vita che abbraccia il nazionalismo bianco non è un vero movimento per la vita. Punto. Un movimento per la vita non disposto a esclamare che le vite dei neri contano non è un movimento per la vita“. La redazione che firma l’articolo attacca anche i preti e i vescovi: “Molti di loro hanno perpetuato la supremazia bianca che ha condotto al colpo di stato di ieri. Ora devono iniziare il lungo e duro cammino per provare a ricostruire una cultura politica di fiducia e unità. Ciò non può essere fatto con partigianeria e con un focus intenso solo su un tema”. C’è spazio anche per Biden, definito “un uomo per bene”: “I cattolici devono salire a bordo” per “aiutare, non ostacolare la ricostruzione della nostra democrazia”. La rivista con la redazione a Kansas City conclude sottolineando che l’assalto al Congresso rappresenta “parte di ciò che siamo” ma anche che “i ribelli e le persone di destra, inclusi i cattolici, che li hanno incoraggiati non rappresentano tutta l’essenza degli americani”.

“Ecco cosa unisce davvero gli Usa” – Concorda su questo punto anche la rivista conservatrice First Things: “La violenza politica è certamente parte dell’America vera. Lo capirà anche il Partito Democratico ora che ha la presidenza, la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti, il Senato, i professionisti, la Silicon Valley, Wall Street, le università, i media più prestigiosi e le industrie della cultura? O inizierà la procedura di impeachment, butterà fuori metà dei senatori repubblicani dal congresso, aumenterà i giudici della Corte Suprema, eliminerà i collegi elettorali (fondamentali nell’elezione presidenziale e dei senatori, ndr) e istituirà una commissione per la verità allo scopo di de-trumpificare il paese?”. Secondo il mensile che definisce Trump “un uomo dal pessimo carattere”, gli Stati Uniti “sono stati tenuti insieme non semplicemente attraverso una Costituzione condivisa, una cultura politica comune e un’unica identità nazionale”. Ma anche attraverso “lunghi periodi di crescita economica, grandi opportunità individuali, nemici comuni combattuti in guerra, un prudente grado di federalismo e una distribuzione generosa di regalie del governo, dalle case di 160 acri (65.000 metri quadri) agli assegni di 1200 dollari”.

La prima pagina de l’Osservatore Romano del 7 gennaio

“Democrazia, bene fragile” – Il Vaticano ha condannato l’assalto al Congresso Usa attraverso L’Osservatore Romano che punta il dito contro Donald Trump: “La politica non può prescindere dalle responsabilità individuali, soprattutto da parte di chi detiene il potere ed è in grado, attraverso una narrazione polarizzante, di mobilitare migliaia di persone. Chi semina vento raccoglie tempesta“. Secondo il vicedirettore Giuseppe Fiorentino “Il trumpismo è destinato a lasciare un solco profondo nella scena politica a stelle e strisce. La democrazia è un bene fragile, che va sempre difeso e il primo passo nella difesa della democrazia sta nell’accettazione delle sue regole, della fisiologica dinamica di alternanza che costituisce la sua ricchezza e la sua garanzia”. Il Papa in un’intervista al Tg5 del 10 gennaio si è invece detto “stupito”. Francesco ha condannato la violenza, “questo movimento così, prescindendo dalle persone” e ha aggiunto che “dobbiamo imparare che i gruppi para regolari, che non sono ben inseriti nella società, prima o poi faranno queste azioni di violenza“. All’Angelus di domenica 10 gennaio ha invece “esortato le autorità dello Stato e l’intera popolazione a mantenere un alto senso di responsabilità al fine di rasserenare gli animi”.

CITAZIONE DEL GIORNO:

La lealtà nel giuoco democratico è soprattutto nel “saper perdere”

Piero Calamandrei

Questo articolo è parte di un lavoro collettivo della scuola di giornalismo Walter Tobagi di Sesto San Giovanni (MI) sull’assalto al Campidoglio. Qui trovate gli articoli che sviscerano questo avvenimento in tutti i suoi aspetti,

Catholics split up on Capitol storming

After the pro-Trump mob storms the Capitol, Catholic press divided up in two factions. These are the main points of the National Catholic Reporter (liberal) and of First Thing (conservative).
Special greetings to all my american readers!

“Some Catholics have remained silent” – National Catholic Reporter reports:

This is the culmination of what this presidency has been about from the beginning — and some Catholics have remained silent, or worse, cheered it along, including some bishops, priests, a few sisters, right-wing Catholic media and too many people in the pro-life movement. We’re talking to you CatholicVote.orgAttorney General William Barr and other Catholics in the Trump administration, Amy Coney BarrettCardinal Timothy DolanBill Donohue of the Catholic League, rogue prolifer Abby Johnson. Sadly, the list goes on.

And what about the everyday Catholics — some 50% of them — who voted for Trump this year, after four years of incompetence, racist dog whistles and assaults on democratic norms? Not all were at the “protest” in Washington, but many have supported organizations that fanned the flames. Too many Catholic voters were content to cozy up to Trump in exchange for tax breaks, or Supreme Court judges, or subsidies for Catholic schools.

Our religious leaders, many of whom perpetuate the very white supremacy that led to yesterday’s coup, must begin the long, hard work of trying to rebuild a political culture of trust and unity. That cannot be done with hyper-partisanship and an intense focus on only one issue.

The temptation to cozy up to power is real, and some still refuse to let go. Some are trying to put a false antifa spin on yesterday’s coup; others are moving too quickly to “put this behind us.”

A frequent refrain in the aftermath has been that “we are better than this.” In some ways, that is false. This is part of who we are — it has always been part of who we are — and Trump has emboldened and legitimized it in ways that are frankly terrifying.

But the insurrectionists and the right-wingers, including Catholics, who have encouraged them are not all we are.

In less than two weeks, our nation’s second Catholic president — a decent man — will take over and begin the long, arduous task of rebuilding our democracy. Catholics need to get on board to help, not hinder, that process.

Political violence is part of the true America – First Things reports:

“The scenes of chaos at the Capitol do not reflect a true America, do not represent who we are.” The history of America contradicts him. Political violence is indeed part of the “true America,” an undeniable share of “who we are.” Now that the Democratic party holds the presidency, the House, and the Senate alongside the professions, Silicon Valley, Wall Street, higher education, the prestige media, and the culture industries, will it reconcile itself to this fact? Or will it begin impeachment proceedings, throw half the Republican caucus out of Congress, pack the Supreme Court, eliminate the Electoral College, and institute a de-Trumpification truth commission?

It has been held together for 230 years not simply by a shared constitution, a shared political culture, and a shared national identity, the lofty objects of so many speeches from the Senate floor on Wednesday night. The very existence of a “we” has also been nurtured on long periods of economic growth, a wide scope for individual opportunity, common enemies fought in war, a judicious degree of federalism, and a generous distribution of government largesse from 160-acre homesteads to $1200 checks.

It is not the material damage of broken windows and stolen podiums, or even an hour of fear felt by members of Congress sheltering in place during the chaos, that is foremost in view today. It is the symbolic injury of rioters ripping down a Capitol flag and replacing it with a MAGA banner, vandalizing Speaker Nancy Pelosi’s office, and standing on the dais of the United States Senate. The evidence lies in our leaders’ invocation of the religious in this irreligious age. Thus President-elect Joe Biden referred to the proceedings interrupted by the rioters as “a sacred ritual” and “an assault on the most sacred of American undertakings.” Donald Trump is a man of inordinately bad character, and he has cultivated the same in adherents to his cult of personality. 

In the picture, the front page of the Vatican newspaper L’Osservatore Romano.