Biden, ecco perché la prima Messa post-giuramento sottolinea le possibili frizioni fra cattolici e Democratici Usa

La prima Messa di Joe Biden da presidente è stata celebrata nella Chiesa dove si recava il suo unico predecessore cattolico John Fitzgerald Kennedy (qui qualche aneddoto sulla sua fede). Si tratta della Holy Trinity Catholic Church a Georgetown, a pochi chilometri dalla Casa Bianca (che nella mappa è vicino al National Mall in basso a destra). Nella parrocchia i preti sono tutti gesuiti e il parroco è Kevin Gillespie, che ha lavorato all’Università di Chicago (la cui diocesi è stata ed è guidata da diversi cardinali progressisti). L’istituzione è inoltre dedicata al fondatore dei gesuiti: Ignazio di Loyola. Non è un caso: il legame con i gesuiti del nuovo inquilino della Casa Bianca è profondo. Ciò è ulteriormente provato dal fatto che, come scrive il tabloid inglese Daily Mail, ci sono 4 Chiese cattoliche nel raggio di 3,5 kilometri dalla Casa Bianca. Ma il presidente ha scelto quella dedicata alla Santa Trinità, un po’ più lontano. Come scrive la CNN , Biden è comunque un’eccezione tra gli ultimi presidenti che – pur professandosi cristiani – non erano habitué della Messa in pubblico.

“Sacralità di ogni vita umana” – L’ex senatore è entrato dall’ingresso principale della Chiesa. Nella foto che lo ritrae si vede uno striscione del movimento Black Lives Matter (tradotto: le vite dei neri contano). Dal lato opposto è invece presente una citazione di Papa Francesco: “Non possiamo tollerare o chiudere un occhio verso il razzismo e l’esclusione in nessuna forma e affermare poi di difendere la sacralità di ogni vita umana“. Proprio la sacralità di ogni vita umana è però una delle differenze tra la Weltanschauung (la visione del mondo) del mondo liberal americano e quella Cattolica: per quest’ultima infatti la vita è sacra dal principio alla fine. Cosa che non permette alle gerarchie ecclesiastiche di avere una posizione comune con la destra che si oppone con forza all’immigrazione illegale ma anche – ed è questo il caso – con la sinistra che appoggia aborto ed eutanasia.

Lo striscione sullo sfondo “Black lives matter” è alle spalle di Biden. EPA/Oliver Contreras / POOL

“Ok ai fondi anche se se le ong finanziano l’aborto” – Il primo punto di frizione riguarda l’aborto. Il virologo Anthony Fauci, intervenendo come delegato degli Stati Uniti ad una riunione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha spiegato che Biden revocherà la cosiddetta Mexico City policy che vieta alle organizzazioni non governative straniere di praticare o promuovere l’aborto per poter ricevere i fondi federali per la pianificazione familiare. Una politica introdotta proprio a Città del Messico dal presidente Ronald Reagan nel 1984. Decisione che è stata revocata da tutti i presidenti democratici e reintrodotta da tutti i presidenti repubblicani.

“Quello che non va in Biden” – Il presidente non è appoggiato su questi temi dai vescovi statunitensi più conservatori. A riprova di questo l’arcivescovo di Los Angeles José Horacio Gomez, presidente della conferenza episcopale americana dal 2019, ha firmato un comunicato di benvenuto a Joe Biden in cui evidenzia che “su alcuni temi i cattolici si trovano più d’accordo con i Democratici, su altri con i Repubblicani”. Tra i temi su cui c’è comunanza di vedute con la destra ci sono “aborto, contraccezione, matrimonio e gender”. “Mali morali” che però, scrive Gomez, “il presidente ha promesso di voler promuovere”. Il prelato formatosi nell’Opus Dei ha anche aggiunto che l’aborto rimane “la suprema priorità” sottolineando che riguarda soprattutto “poveri, minoranze e nati con disabilità”. L’interruzione volontaria di gravidanza è infatti un tema oggetto ancora di dibattito oltreoceano, come avevo spiegato qui. Il documento dell’arcivescovo di origini messicane tocca anche altri argomenti. Ma i passaggi citati hanno scatenato la reazione dell’ arcivescovo di Chicago Blase Cupich. Uno dei tre soli americani che hanno ricevuto lo zucchetto rosso cardinalizio da Papa Francesco ha infatti dichiarato: “Parole sconsiderate nel giorno dell’insediamento”.

Dal 21 gennaio è iniziata la novena di preghiera per la vita

“Quello che va in Biden” – Dopo le polemiche, la Conferenza Episcopale ha pubblicato altre quattro dichiarazioni, stavolta elogiative delle prime misure adottate dal nuovo presidente. I vescovi hanno plaudito al ritorno degli Stati Uniti negli accordi di Parigi sul clima del 2015, alla revoca del bando all’ingresso da alcuni Paesi (tra cui Libia, Siria, Corea del Nord e l’ex colonia italiana Somalia). Gli zucchetti paonazzi hanno anche approvato la richiesta di rafforzare il programma di protezione dei “dreamer”, gli immigrati arrivati in America quando erano minorenni al seguito di genitori clandestini.

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