Nuovi preti nella diocesi di Milano, ecco i 10 decanati più fertili nell’ultimo decennio

Sul podio Primaluna, Oggiono (nella zona pastorale di Lecco) e Busto Arsizio (Rho). Melegnano unica zona pastorale senza decanati nella top ten. Mentre un sacerdote su due viene da Lecco, Varese e Monza

178 sacerdoti. In una diocesi di quasi sei milioni di abitanti. Questo il numero dei preti usciti dal seminario arcivescovile di Venegono Inferiore negli ultimi dieci anni, 2021 incluso. Numeri frutto di un massimo di 26 sacerdoti nel 2016 e di un minimo di 9 nel 2017.
Da dove vengono questi presbiteri? In termini assoluti, uno su due dalle zone pastorali di Lecco, Varese e Monza. Che sono anche le tre aree più “fertili” per la Chiesa diocesana in rapporto alla popolazione. A seguire Rho e (molto più staccate) Melegnano, Sesto San Giovanni e Milano. I decanati con più preti per cittadini sono nella zona pastorale di Lecco (Primaluna e Oggiono), seguiti da quello di Busto Arsizio (Rho) e di Carate Brianza (Monza). Sono invece otto su 51 (il 16%) quelli da cui non è uscito alcun sacerdote negli ultimi dieci anni. Tre di questi sono sopra i 50.000 residenti: Cernusco sul Naviglio (Sesto San Giovanni), Melegnano e Treviglio (entrambi nella zona pastorale di Melegnano).

Come leggere i dati – A proposito di decanati, quelli milanesi non sono organizzati seguendo la suddivisione civica in quartieri o municipi: è così impossibile calcolare il numero di sacerdoti per abitanti. Ma i numeri totali del capoluogo lombardo non sono alti: sarebbe quindi difficile che qualche decanato milanese entrasse nella top ten. Nella flop ten invece, gli otto decanati senza preti sono ordinati a seconda del numero di residenti (aggiornati a gennaio 2021 secondo i dati ISTAT). Ultime due note: le parrocchie di origine dei sacerdoti sono quelle fornite dal seminario arcivescovile. E l’elenco include solamente i presbiteri che sono originari della diocesi e hanno studiato a Venegono Inferiore. Restano così esclusi gli ordini religiosi.

Sul podio Lecco, Varese e Monza – Sono quattro le zone pastorali con un sacerdote ogni poco meno di 20.000 residenti. Primeggia quella di Lecco che è anche la meno popolosa (poco meno di 400.000 abitanti). Un risultato che stupisce il rettore del seminario don Enrico Castagna: “Di primo acchito, mi pareva che la zona da cui provengo fosse più interessata delle altre da una diminuzione”. Subito a seguire Varese (30 preti) e Monza (39). Poi, la zona pastorale di Rho (40 sacerdoti, il massimo in numeri assoluti): “Ho sempre percepito che la zona quattro, e in particolare la città di Busto Arsizio, ha sempre prodotto vocazioni per il ministero presbiterale. Ci sono infatti realtà oratoriane molto vivaci”.

La classifica delle zone pastorali. Dall’alto verso il basso le più prodighe di nuovi preti

Ultima Milano – Il terzetto di coda – Melegnano, Sesto San Giovanni e Milano – conta invece un presbitero ogni poco più di 50.000 residenti. Tutte località vicine al capoluogo lombardo: “È immaginabile che la secolarizzazione sia più avanzata nella grande metropoli”, spiega ancora don Castagna. Che cita un sondaggio realizzato ai tempi del cardinal Dionigi Tettamanzi: “Nella Brianza i praticanti erano il 25% della popolazione, a Milano il 10”.

Decanati, nessuno di Melegnano nella top ten – Il podio è egemonizzato dalla zona pastorale di Lecco in cui primeggia il decanato di Primaluna grazie ai preti provenienti da due comuni sotto i 2.000 residenti: Barzio e Introbio. Argento per il gruppo di parrocchie attorno a Oggiono, bronzo per Busto Arsizio (zona di Rho). Sono poi cinque i gruppi di parrocchie che restano sopra i 10.000 ma sotto i 15.000 cittadini per sacerdote. Si parte da Carate Brianza di cui fa parte Giussano, località in cui don Castagna è stato vicario (viceparroco): “Lì si respira ancora una popolarità della fede e della Chiesa. Tutti chiedono i sacramenti dell’iniziazione cristiana (Battesimo, Comunione, Confermazione) e gli oratori sono molto partecipati. C’è una Tradizione che si tramanda: resta un senso di appartenenza”. A seguire Lissone (Monza). Di quest’ultimo decanato è parte Biassono, 12.264 anime, da cui sono usciti tre presbiteri negli ultimi dieci anni. Dopo Lissone, ci sono Azzate, Gallarate (Varese) e Villoresi (Rho). Chiudono la top ten Missaglia in provincia di Lecco (don Castagna è stato viceparroco a Casatenovo e a questo proposito conferma quanto detto per Giussano) e Bresso (Sesto San Giovanni). Melegnano è l’unica zona pastorale – Milano esclusa per quanto scritto sopra – a non avere decanati tra i dieci migliori.

La top ten dei decanati. Dall’alto verso il basso i più prodighi di nuovi preti

Monza e Rho fuori dalla flop ten – Sono otto invece i decanati in cui non ci sono state vocazioni negli ultimi 10 anni. Il più popoloso è quello di Cernusco sul Naviglio (Sesto San Giovanni) che ha una popolazione di quasi 150.000 unità. “È controintuitivo: talvolta sono più ‘fertili’ le zone con parrocchie più ampie. Ma in questa classifica diversi piccoli centri sono ai primi posti”. Sopra i 50.000 residenti, non hanno invece preti Melegnano (che dà il nome alla zona pastorale) e Treviglio. Anche da Luino non è partita nessuna macchina per Venegono Inferiore. Più piccoli (meno di 30.000 abitanti) gli ultimi quattro decanati senza vocazioni: Brivio, Asso, Porlezza e Alto Lario. Don Castagna indica alcuni motivi per i pochi sacerdoti presenti a Luino e Porlezza: “Sono realtà molto periferiche e difficili. Per questo non sono molto note per essere floride di vocazioni. Anche se c’è un seminarista attualmente in seconda Teologia che proviene da Luino”. Un solo prete è invece uscito dai decanati di Paderno Dugnano (Sesto San Giovanni) e Rozzano (Melegnano). Pur restando fuori dalla flop ten, superano gli 80.000 residenti per sacerdote anche Trezzo sull’Adda (Melegnano) e Sesto San Giovanni. Monza e Rho sono le uniche due zone pastorali – Milano esclusa per quanto scritto sopra – ad avere almeno un presbitero per decanato. E non sono quindi presenti nella flop ten. 

Da dove nasce una vocazione – Ma quali sono gli elementi che possono portare alle vocazioni? “L’interpretazione dei dati è difficile perché fondamentale nella decisione è la libertà umana posta in rapporto al mistero della vita”. Ma don Castagna può abbozzare una spiegazione essendo stato per quattro anni Pro Rettore della Comunità del primo Biennio del seminario: “Contano diversi fattori. Anche se in nove casi su dieci i nuovi entrati hanno vissuto la parrocchia e l’oratorio. Se si semina tanto, qui e là sorge qualche buon frutto”. Un altro aspetto che conta è l’identificazione in un altro sacerdote: “Una volta si diceva che le vocazioni sono come le ciliegie: una tira l’altra”, racconta don Castagna. “Di fronte a un tessuto sociale più scristianizzato, la testimonianza di un presbitero diventa ancora più importante”.

P.S. Ringrazio Don Valentino Venezia per avermi fornito alcuni dati per la redazione di questo articolo.

“Carlo Maria Martini aveva una superiorità annunciata, mai esibita”.

— Cesare Chiericati

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