Lorenzo Fioramonti, il Vaticano “perdona” l’ex ministro che non vuole il Crocifisso a scuola

Un rapporto sul ruolo delle donne durante la pandemia di un dicastero voluto da Papa Francesco cita con evidenza un articolo dell’ex ministro e di altri ricercatori. Quattro di loro sostengono però che la parità di genere si raggiunga anche con il diritto all’aborto

Il Vaticano “perdona” Lorenzo Fioramonti. Uno studio dell’ex ministro dell’Istruzione viene infatti citato nel rapporto sul ruolo delle donne durante la pandemia redatto dalla Commissione Covid-19 voluta da Papa Francesco all’interno del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano Integrale da lui istituito. L’Ansa cita addirittura il paper di Fioramonti nel titolo dell’articolo dedicato alla pubblicazione. Gli “storici steccati tra cattolici e laici sembrano essere così abbattuti dal Vaticano, nonostante le posizioni esplicite del deputato ecologista a favore dell’aborto, visto come una condizione necessaria per la parità di genere. La Santa Sede così ricuce in parte anche la frattura formatasi tra l’ex Movimento 5 Stelle e la Conferenza episcopale italiana sul Crocifisso nelle classi.

Il rapporto “Donne nella crisi” – “Donne nella crisi del Covid-19. Colpite in modo sproporzionato e protagoniste di una rinascita”, questo il titolo del rapporto redatto dalla Commissione vaticana Covid-19 voluta da Papa Francesco che si analizza “le sfide socio-economiche e culturali del futuro” e propone “delle linee guida per affrontarle”. Il testo vuole “porre l’attenzione alle esperienze e alle lotte delle donne così che possano partecipare pienamente e prosperare nella rigenerazione di sistemi umani e nella creazione di nuovi modelli di sviluppo più rispettosi delle persone e della Terra“. Questo think tank opera principalmente all’interno del Dicastero vaticano per il Servizio dello Sviluppo umano Integrale, istituito nel 2016 da Bergoglio per occuparsi di “migrazioni, bisognosi, ammalati e esclusi, emarginati e vittime dei conflitti armati e delle catastrofi naturali, carcerati, disoccupati e vittime di qualunque forma di schiavitù e di tortura”.

Il paper di Fioramonti e qualche contraddizione – Lo studio si basa principalmente su documenti di organizzazioni umanitarie e delle Nazioni Unite. Tra i pochi paper di singoli studiosi che si trovano linkati, c’è un articolo dal titolo “Le donne al potere: la leadership femminile e le conseguenze sulla salute pubblica durante la pandemia da Covid-19”. Concentrandosi sulla prima ondata pandemica, questi professori vogliono dimostrare che “i paesi guidati dalle donne se la sono passata generalmente meglio che quelli governati dagli uomini considerando una vasta gamma di parametri”. Lo studio presenta anche qualche contraddizione interna; ad esempio, sostiene di escludere i Paesi che non hanno avuto un lockdown ma poi considera lo stesso la Svezia guidata da un uomo e (quindi?) modello negativo. E soprattutto è stato pubblicato a luglio: non considera né la seconda ondata né tantomeno la campagna vaccinale in cui l’Unione Europea ha fin qui avuto una pessima performance, come ha sottolineato anche Politico Europe, il giornale più affidabile su questo tema. Nonostante la Commissione sia guidata da Ursula von der Leyen e la negoziatrice con le case farmaceutiche sia stata Sandra Gallina: due donne.

Femminismo o diritto all’aborto? – La tesi di questi ricercatori viene ripresa dal documento vaticano e diventa addirittura il titolo dell’articolo dell’Ansa che lo riprende. Quattro degli autori di questo paper sembrano però avere una concezione femminista un po’ diversa da quella della Chiesa Cattolica. Lorenzo Fioramonti, Robert Costanza, Ida Kubiszewski, Hunter Lovins hanno infatti firmato un paper pubblicato il 13 febbraio 2017 dal titolo “La crisi può innescare una transizione” (ecologica). Nel primo capoverso, viene attaccato il presidente americano Donald Trump sostenendo che “la sua idea di ‘America great again’ sembra privilegiare i diritti degli uomini su quelli delle donne”. A testimonianza di ciò, viene citato il suo decreto legato alla cosiddetta Mexico City policy che vieta alle organizzazioni non governative straniere di praticare o promuovere l’aborto per poter ricevere i fondi federali per la pianificazione familiare. Un atto politico fatto da tutti i presidenti repubblicani da Ronald Reagan e revocato da tutti i democratici, incluso il cattolico Joe Biden.(come avevo spiegato qui). Per l’ex deputato del Movimento 5 Stelle e per gli altri studiosi citati dal dicastero Vaticano, combattere l’aborto significa mettere in secondo piano i diritti delle donne. E questa opinione contrasta con la dottrina cattolica.

Lo scontro sul Crocifisso a scuola – Lorenzo Fioramonti si era già scontrato con la Chiesa italiana quando nel 2019 a Un giorno da pecora aveva dichiarato da ministro dell’Istruzione: “Credo in una scuola laica, ritengo che le scuole debbano essere laiche e permettere a tutte le culture di esprimersi non esponendo un simbolo in particolare”. A questa esternazione strappata dal conduttore Giorgio Lauro, aveva replicato il segretario generale della Conferenza episcopale italiana Stefano Russo che aveva citato una sentenza della Corte Costituzionale e una della Grand Chambre (una sorta di appello) della Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo: “Hanno dato una lettura positiva e non ristrettiva della laicità: il Crocifisso non è un simbolo discriminatorio, ma richiama valori civilmente rilevanti. Come non pensare alla nostra cultura che è intrisa di Cristianesimo e anche di ciò che ne è scaturito in termini di accoglienza e di integrazione? Il Crocifisso nelle aule scolastiche ha, dunque, una funzione simbolica, altamente educativa, a prescindere dalla religione professata da docenti e alunni”. Si badi bene, lo scontro era stato con i vescovi italiani e non con i dicasteri vaticani. Una dicotomia tra vescovi e Oltretevere già vista ad esempio negli Stati Uniti dopo l’elezione di Joe Biden (come spiego qui).

La replica – Il dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, contattato attraverso la sua segreteria, mi aveva promesso una risposta. Che non è (ancora) arrivata. Se verrò contattato la pubblicherò, ovviamente.

CITAZIONE DEL GIORNO:

“La diversità dei sessi rientra nella perfezione della natura umana”

— Tommaso d’Aquino

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