Legge aborto in Polonia, i vescovi Ue contro il federalismo europeo: “L’Unione agisca nei limiti delle sue competenze”

La Commissione episcopale del Vecchio Continente contro la risoluzione del Parlamento Europeo che difende l’aborto anche in caso di malformazioni del feto. I vescovi si avvicinano così alle posizioni della destra antifederalista

“Il rispetto dello Stato di diritto è essenziale per il funzionamento dell’Unione Europea. Ciò premesso, lo Stato di diritto richiede anche il rispetto delle pertinenze degli Stati membri e delle scelte da essi operate nell’esercizio delle loro esclusive competenze”. I vescovi del Vecchio Continente rispondono così agli eurodeputati che hanno condannato la Corte Costituzionale polacca. Il motivo? Una sentenza che restringe la possibilità di abortire nel Paese cattolico a est della Germania. Come sottolineato dalla citazione appena riportata, gli zucchetti paonazzo non si accontentano di una condanna della risoluzione del Parlamento di Strasburgo ma invitano l’Unione a non immischiarsi in materie che non sono direttamente nella sua competenza. Una scelta che rischia di incrinare il rapporto tra la Chiesa e il federalismo europeo. Soprattutto se questo scontro sarà esteso ad altri temi.

La sentenza della Corte – Il 22 ottobre la Corte costituzionale polacca ha dichiarato incostituzionale ogni tipo di aborto, eccetto le interruzioni di gravidanza chieste dalle donne vittime di incesto o stupro o quelle in cui la madre sia in pericolo di vita. Non si può quindi più abortire in caso di malformazioni gravi e letali del feto. La svolta nasce dal fatto che 14 membri su 15 della Corte sono stati scelti dalla Camera bassa del Parlamento polacca a partire dal 2015, quando il partito di destra Diritto e Giustizia (alleato a Bruxelles con Fratelli d’Italia) è andato al governo.

Centrodestra spaccato – Con una risoluzione del 26 novembre 2020 (la giornata internazionale contro la violenza sulle donne), il Parlamento Europeo ha condannato la sentenza con una risoluzione voluta da tutti i gruppi parlamentari, dall’estrema sinistra al Partito Popolare (rappresentato nel nostro Paese da Forza Italia). Non si sono uniti alla condanna Identità e Democrazia (in cui la Lega è il partito più importante) e i Conservatori e Riformisti Europei (presieduti da Giorgia Meloni). I partiti più a destra dell’arco politico si sono infatti schierati a favore del diritto alla vita dei bambini non nati. Questi gruppi hanno anche evidenziato il rischio di contagio dovuto alle proteste, soprattutto nelle città polacche, contro la sentenza.

Il reportage del giornale progressista The Guardian sulle proteste polacche

I vescovi: non citare lo Stato di diritto solo quando conviene – E qui arriviamo ai vescovi europei. La COMECE – Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea – è stata fondata nel 1980 e monitora l’attività dell’Unione Europea. A lungo presieduta dal cardinale progressista tedesco Reinhard Marx, è ora capeggiata dal più conservatore lussemburghese Jean-Claude Hollerich. I vescovi europei hanno condannato fermamente l’intervento del Parlamento Europeo. La loro nota è stata anche ripresa con grande risalto da Vatican News, il quotidiano ufficiale online della Santa Sede. Scrive la COMECE:

Da un punto di vista giuridico, vogliamo sottolineare che né la legislazione dell’Unione Europea, né la Convenzione Europea dei Diritti Umani (firmata nel 1950, ndr) prevedono un diritto all’aborto. La questione è di competenza dei sistemi giuridici degli Stati membri. Un principio fondamentale dell’Unione europea è il principio di attribuzione, in base al quale l’Unione agisce esclusivamente nei limiti delle competenze a lei conferite dagli Stati membri nei trattati, per raggiungere gli obiettivi in essi stabiliti (articolo 5.2 del Trattato sull’Unione europea). Il rispetto rigoroso di questo principio è, a sua volta, un requisito dello Stato di diritto, uno dei valori fondamentali dell’Unione, sancito dall’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea. Come giustamente sottolinea la risoluzione del Parlamento, il rispetto dello Stato di diritto è essenziale per il funzionamento dell’Unione. Ciò premesso, lo Stato di diritto richiede anche il rispetto delle pertinenze degli Stati membri e delle scelte da essi operate nell’esercizio delle loro esclusive competenze.

Papa Francesco: “Stop a un certo laicismo” – Insomma, i vescovi europei sfruttano la difesa dello Stato di diritto da parte del Parlamento contro la Polonia, già oggetto di procedura di infrazione da parte della Commissione Europea per presunte violazioni dell’autonomia dei giudici. E lo fanno per invitare la stessa Unione Europea a restare nelle sue competenze (va però sottolineato che le risoluzioni del Parlamento Europeo non sono una legge ma un atto politico: non compromettono le leggi polacche). Lo stesso Papa Francesco aveva così parlato dell’Europa in una lettera inviata al Segretario di Stato Pietro Parolin prima della sua partecipazione all’Assemblea della COMECE.

Sono finiti i tempi dei confessionalismi, ma si spera anche quello di un certo laicismo che chiude le porte verso gli altri e soprattutto verso Dio, poiché è evidente che una cultura o un sistema politico che non rispetti l’apertura alla trascendenza, non rispetta adeguatamente la persona umana

Gli altri motivi di tensione – C’è un’altra frase che chiarisce ancora meglio il sottotesto del messaggio che i vescovi del Vecchio Continente hanno spedito a Strasburgo e a Bruxelles: “Siamo preoccupati che il principio di non discriminazione (delle donne) possa essere usato per estendere o offuscare i limiti delle competenze dell’Unione europea“. Ad esempio, i vescovi deplorano l’accenno ai molti obiettori di coscienza in Polonia sottolineando che si tratta di “un’ingiusta stigmatizzazione“. Per non parlare della stoccata finale:

Abbiamo anche notato con amarezza che nel testo nessuna condanna o tantomeno solidarietà è stata espressa riguardo agli inaccettabili attacchi alle Chiese e ai luoghi di culto, avvenuti in Polonia nel contesto delle proteste legate a questa legge.

Sassoli, che fai? – La lettera si rivolge al presidente del Parlamento europeo David Sassoli.che nel suo curriculum vitae sottolinea di essere cresciuto nei “movimenti giovanili cattolici” e di “aver sempre ritenuto possibile una stretta collaborazione tra questi ultimi e i laici”. Su questi temi sembra però difficile raggiungerla, come dimostra il caso della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti di cui avevo parlato qui. Un’altra difficoltà può sorgere se questi “vade retro” rivolti all’Unione Europea dovessero tramutarsi in un’opposizione sempre più forte al federalismo. Questo porterebbe i vescovi ad una (ulteriore) convergenza con i Conservatori e Riformisti guidati da Giorgia Meloni.

P. S. Come i lettori avranno notato, ho interrotto per una settimana e mezza la pubblicazioni di articoli. Me ne scuso ma scrivo in questo blog nel mio tempo libero. Nella mia vita da lavoratore scrivo qui. Trovate invece un elenco dei miei articoli, video e podcast sui miei social.

Noi uomini siamo in generale fatti così: ci rivoltiamo sdegnati e furiosi contro i mali mezzani e ci curviamo in silenzio sotto gli estremi; sopportiamo, non rassegnati ma sbalorditi, il colmo di ciò che da principio avevamo chiamato insopportabile.

— Alessandro Manzoni

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