Radio Vaticana, la prima trasmissione 90 anni fa con Marconi e Papa Pio XI

Curiosità e retroscena sul momento in cui la globalizzazione bussò alla porta di San Pietro: dal “desiderio di sapere” del pontefice alla voce di Francesco nel deserto

Tutto inizia con un sopralluogo del premio Nobel Guglielmo Marconi in Vaticano nel 1929, quattro mesi dopo i Patti Lateranensi. Il 12 febbraio è proprio Marconi ad introdurre il messaggio di Pio XI. L’ex arcivescovo di Milano capisce la portata globale della radio e parla “a tutte le genti”, “infedeli, dissidenti e sudditi” compresi. Mentre L’Osservatore Romano commenta: “Anche i sordi l’hanno udito”.

Marconi e i Patti Lateranensi – C’è un luogo dei Giardini Vaticani che porta il nome di un grande scienziato: si tratta della Palazzina Marconi. Come scrive Vatican News, si tratta di uno degli edifici fatti costruire da Papa Pio XI dopo i Patti Lateranensi. Lo stesso pontefice vuole che lo Stato appena costituito dentro le mura leonine avesse una stazione radio all’avanguardia. E pensa di chiamare l’inventore del primo mezzo di comunicazione di massa: Guglielmo Marconi. Il genio bolognese fa un sopralluogo in Vaticano l’11 giugno del 1929, appena quattro mesi dopo i Patti Lateranensi. È l’inizio di un’avventura durata novant’anni. Durante l’inaugurazione della Radio Vaticana, proprio Marconi definisce “giorno fausto” quell’11 febbraio in cui furono firmati gli accordi tra la Chiesa e lo Stato fascista.

“Udire il Santo Padre” – Il 12 febbraio 1931 è proprio il premio Nobel per la Fisica a introdurre la prima trasmissione radiofonica di un pontefice, annunciando al microfono: “Con l’aiuto di Dio, che tante misteriose forze della natura mette a disposizione dell’umanità, ho potuto preparare questo strumento che procurerà ai fedeli di tutto il mondo la consolazione di udire la voce del Santo Padre“. Prima del suo discorso ufficiale in latino, Pio XI si intrattiene con lo scienziato parlando a braccio. Cita le “onde che nessuno vede e nessuno ode” e sottolinea “la curiosità, il nostro desiderio di sapere come mai la mente umana veda, per così dire, una visione così distinta, misuri con misurazioni così esatte quello che l’occhio non vede e che la mano non raggiunge”. Discorso a braccio e grande curiosità verso i media: due caratteristiche che possono accumularlo a Papa Francesco.

Guglielmo Marconi nel momento: “Ah, ma mi stai inquadrando?”

Pio XI prende quindi la parola e scandisce il suo messaggio che comincia con le parole “Qui arcano dei”.

Essendo, per arcano disegno di Dio, Successori del Principe degli Apostoli, di coloro cioè la cui dottrina e predicazione per divino comando è destinata a tutte le genti e ad ogni creatura, e potendo pei primi valerci da questo luogo della mirabile invenzione marconiana, Ci rivolgiamo primieramente a tutte le cose e a tutti gli uomini, loro dicendo, qui e in seguito, con le parole stesse della Sacra Scrittura: «Udite, o cieli, quello che sto per dire, ascolti la terra le parole della mia bocca. Udite, o genti tutte, tendete l’orecchio, o voi tutti che abitate il globo, uniti in un medesimo intento, il ricco e il povero – Udite, o isole, ed ascoltate, o popoli lontani». 
I primi secondi del messaggio molto missionario di Papa Pio XI, ex arcivescovo di Milano

“Chi resiste prepara la sua condanna” – Achille Ratti vuole che la “prima parola” trasmessa dopo l’introduzione sia “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini, amati dal Signore”. La preghiera si rivolge anche “agli infedeli e dissidenti” e “ai sudditi“. A questi ultimi viene raccomandato di “obbedire ai Superiori non come ad uomini ma come a Dio, sapendo che chi resiste alla legittima autorità, resiste alle disposizioni di Dio, e chi in tal modo resiste si prepara da se stesso la sua condanna“. Un riferimento all’Italia fascista ma non solo. Ironia della sorte, solo pochi mesi dopo questa solenne dichiarazione ci sarebbe stato un grosso scontro tra Mussolini e l’Azione Cattolica, risolto attraverso un compromesso che prevedeva la riapertura dei circoli giovanili dell’AC ma anche un più stretto controllo delle gerarchie ecclesiastiche su questa associazione.

Una “scatolina” che salva – Nel messaggio vengono anche ricordati i missionari che “guadagnano le anime (…) nelle fatiche, spesso anche nelle catene e nel sangue, combattendo fino alla morte il buono e grande combattimento della fede e della sofferenza e confessando generosamente la fede”. Un riferimento ancora attuale, come confermato dalla testimonianza del responsabile della Radio Vaticana Massimiliano Menichetti.

Ci ha colpito molto la testimonianza di padre Pierluigi Maccalli, il sacerdote rapito in Niger nel 2018 e rilasciato ad ottobre del 2020. Dopo la liberazione, ha espresso il desiderio di venirci a trovare. Ci ha raccontato che durante la prigionia, nel deserto del Sahara, gli avevano concesso una radiolina ad onde corte, la sua “finestra di aria”. Grazie a quella piccola scatolina, “nonostante fosse necessario ripararla più volte e fosse aperta in due’”, ci ascoltava in francese ed italiano e gli è stato possibile di partecipare anche alla Messa di Pentecoste con il Papa.

“Anche i sordi l’hanno udita” – Il messaggio del Papa genera entusiasmo in tutto il mondo. Il giornale cattolico inglese “The Universe” annuncia un premio di 5 sterline per chi invierà il miglior pensiero su “Come ho ascoltato la voce del Papa”. Mentre L’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, racconta la storia di un medico sordo che ha però ascoltato grazie ad un apparecchio da lui inventato la voce del Papa. Il titolo? “Anche i sordi l’hanno udita”.

“Scienza, vattene con i tuoi conforti! Ridammi i mondi del sogno e l’anima! Sia pace ai morti e ai moribondi”

— Arrigo Boito

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