Papa Francesco in Iraq: sfida personale, religiosa e geopolitica. Ecco perché

Bergoglio potrebbe incontrare la guida degli sciiti iracheni rischiando però di compromettere i suoi rapporti con i sunniti. Sul tavolo anche il rientro Usa nell’accordo sul nucleare iraniano

Una sfida personale, religiosa e geopolitica. Parliamo del viaggio che Papa Francesco farà in Iraq a partire dal 5 marzo del 2021. La prima visita di un pontefice nel paese arriva a poco più di un anno dall’uccisione del generale Qasem Soleimani, avvenuta il 3 gennaio 2020. Jorge Mario Bergoglio porterà in primo luogo un messaggio ai cristiani della religione. Ma la sua visita avrà anche un significato religioso e geopolitico: potrebbe incontrare infatti Alī al-Husaynī al-Sīstānī, ayatollah iracheno e guida degli sciiti (una delle due grandi famiglie dell’Islam) del Paese. Un incontro che potrebbe fare da ponte con i sunniti o incrinare l’intesa del pontefice con le loro autorità religiose. Il viaggio è infine importante anche per i rapporti tra Iran e Stati Uniti, alla ricerca di un nuovo equilibrio dopo l’abbandono dell’accordo sul nucleare da parte dell’ex presidente Donald Trump.

Gli attentati a Baghdad – Come spiega Il Messaggero, Francesco arriverà in un Paese dove il clima è tesissimo e si attendono le elezioni che dovevano essere a giugno ma sono state fatte slittare ad ottobre. Il 21 gennaio ci sono stati due attentati al mercato di Baghdad – rivendicati dall’Isis – che hanno causato 32 morti e almeno 70 feriti. Il 28 gennaio invece un proiettile di mortaio è esploso nel governatorato iracheno di Najaf, una delle città che dovrebbe visitare il pontefice. Il patriarca di Babilonia Louis Rapahel Sako prova però a rassicurare: “Non ci sono rischi per la vita di Bergoglio“. La visita del vescovo di Roma ha come motto “Voi siete tutti fratelli”, una frase del Vangelo di Matteo che ricorda il titolo dell’ultima enciclica dell’ex arcivescovo di Buenos Aires.

Il logo dello storico viaggio: “Voi siete tutti fratelli. La visita di Papa Francesco in Iraq”

Sunniti o sciiti? Gli intenti di pacificazione devono però fare i conti con un Islam molto diviso tra la galassia dei sunniti che fanno riferimento all’Arabia Saudita (che da qualche mese ha migliorato i rapporti con Israele) e le forze politiche e militari guidate dallo sciita Iran. Come sottolinea Il Foglio infatti, “il punto centrale è valutare come l’abbraccio con al Sistani sarà interpretato dalla galassia sunnita che considera l’Islam sciita il male assoluto e un’eresia”. Dopo il documento sulla fratellanza umana firmato il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi con il grande imam (la guida spirituale) dell’università al-Azhar del Cairo, Francesco si è molto avvicinato al mondo sunnita ricevendo in visita in Vaticano lo stesso Ahmad al-Tayyeb. Ma il dialogo anche con gli sciiti potrebbe incrinare questo rapporto. O fare da ponte per un’ulteriore pacificazione.

La Giornata della Fratellanza Umana – Ad ulteriore testimonianza della rilevanza mondiale di questo legame con i musulmani sunniti, il Papa e l’iman di Al-Azhar parteciperanno oggi, 4 febbraio, alla celebrazione della prima Giornata Internazionale della Fratellanza Umanaistituita il 21 dicembre dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (rappresentate all’evento dal segretario generale Antònio Guteress). La celebrazione arriva proprio a due anni dalla firma del Documento sulla Fratellanza umana prima citato. Insomma, Francesco dimostra di saper incidere nella geopolitica mondiale, come avevo spiegato qui.

L’accordo sul nucleare iraniano – C’è un ulteriore significato che può essere dato al primo viaggio apostolico dopo la pandemia. Come ha ricordato il Segretario di Stato Pietro Parolin alla televisione cattolica francese Kto, la visita ha anche un valore geopolitico: è l’occasione per incoraggiare le riforme politiche e la stabilità del Paese. Soprattutto perché l’Iraq è stato uno dei terreni di scontro tra gli Stati Uniti e l’Iran: senza tornare all’assalto della milizia sciita di Hezbollah all’ambasciata Usa di Baghdad il 31 dicembre 2019, proprio nella capitale è stato ucciso quattro giorni dopo il generale Qasem Soleimani causando ulteriore tensione. L’amministrazione del secondo presidente cattolico Joe Biden (qui e qui trovate alcuni dettagli sulla sua fede e sui suoi rapporti con le gerarchie ecclesiastiche) sta preparandosi ad un duro negoziato per rientrare nell’accordo sul nucleare, firmato da Barack Obama nel 2015 e abbandonato unilateralmente da Donald Trump che accusava il paese sciita di aver violato lo “spirito” del patto. Ora l’Iran sta chiedendo agli Stati Uniti di fare un passo avanti e il Paese guidato da Biden ha ritirato la portaerei Nimitz dal golfo Persico: la mediazione del pontefice non sarà certamente sgradita al nuovo inquilino della Casa Bianca.

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