Wall Street Journal: “Il silenzio del Papa sulla Cina rimbomba in tutto il mondo”

Il quotidiano conservatore ha pubblicato un editoriale dell’ex inviato a Hong Kong McGurn: “Francesco è completamente assente”. La replica: “L’intesa è un passo avanti”

Il silenzio di Papa Francesco sulla Cina fa rumore anche al di là dell’oceano. Lo testimonia l’editoriale sul Wall Street Journal (uno dei più importanti giornali americani) scritto da William McGurn, profondo conoscitore di Hong Kong. Il commentatore conservatore sottolinea “la mancanza di provvedimenti” del Pontefice sulla repressione in atto nell’ex colonia britannica. Una critica che non affiora solo nel mondo repubblicano ma anche tra i progressisti: l’ex vescovo di Hong Kong Joseph Zen, ostile alla linea del Pontefice, è stato spesso ospitato dal progressista Washington Post. E i problemi nel limbo tra la Cina e gli Stati Uniti sono destinati a rimanere anche con il secondo presidente americano cattolico della storia: Joe Biden. Il 78enne ex senatore del Delaware (nord-est del Paese) non sembra infatti intenzionato a modificare molto – se non nei toni – la politica estera di Donald Trump nei confronti del Dragone.

“Francesco è completamente assente” – William McGurn inizia citando la storia di Jimmy Lai, l’editore e attivista per la democrazia di Hong Kong incarcerato ad inizio dicembre e poi messo ai domiciliari dopo il pagamento di un milione di euro di cauzione.

C’è solo un luogo in cui il bullismo della Cina non genera altro che silenzio: il Vaticano. Questo è strano, dato che Lai non è solamente il più noto sostenitore della democrazia: è anche il più noto laico di fede cattolica a Hong Kong. Nel momento in cui lui e la sua famiglia hanno più bisogno del loro pastore, Papa Francesco è completamente assente. Il silenzio potrebbe essere comprensibile se il Papa appartenesse alla tradizione dei Pontefici che tendono a restare in silenzio sui fatti di attualità. Invece il Papa è intervenuto su tanti temi divisivi, come l’aria condizionata, il capitalismo americano o le madri cattoliche che ‘si riproducono come conigli’. Ma sulla Cina… il silenzio”.

“Nessuna frase del Papa” – Secondo lo scrittore che ha adottato tre figli proprio dalla Cina, questa reticenza è una conseguenza dell’accordo del 2018 tra Pechino e il Vaticano. Un’intesa avversata anche dal cardinale Joseph Zen che McGurn ricorda nel suo articolo quando evidenzia che “i cuori di Hong Kong sono stati ‘spezzati’ dalla scarsità di incoraggiamento da parte del Papa durante le proteste e la pioggia di arresti”. L’editorialista cita l’88enne vescovo: “Da un anno e mezzo siamo pronti ad una frase del Papa. Ma non ce ne sono state”. In realtà il Pontefice ha fatto trapelare la sua preoccupazione durante l’Angelus del 5 luglio quando diede ai giornalisti un testo che invitava al dialogo salvo poi non pronunciarlo affacciato dalla finestra di piazza San Pietro.

Cosa cambierebbe se Roma parlasse? – L’uomo che ha scritto i discorsi del presidente americano George Walker Bush dal 2006 al 2008 si chiede poi se “un intervento del Papa sortirebbe qualche effetto”.

La storia dice di sì, se sottolineasse la mancanza di legittimità morale che è la più grande insicurezza di ogni regime comunista. Per non parlare di come crescerebbe l’autorità morale della Chiesa se decidesse di raccontare la verità sul regime.

La presunta marcia indietro – William McGurn non dimentica che a novembre, in un saggio del suo biografo inglese Austen Ivereigh, Papa Francesco ha definito gli uiguri che vivono nel nord-ovest della Cina un popolo “perseguitato”. Le sue parole sono state però etichettate come “prive di fondamento” dal Ministero degli Esteri di Pechino che nega di aver costruito dei campi di lavoro e di compiere un “genocidio demografico” sterilizzando le donne.

“Non vuole nemmeno sentirne parlare”- William McGurn cita anche la visita volontaria del cardinale Joseph Zen in Vaticano a settembre per “parlare di cosa stava facendo Pechino contro i cattolici in Cina e a Hong Kong”. Purtroppo però “il Pontefice ha rifiutato di incontrarlo”. Questo perché

Francesco non sceglie solo di non vedere nulla di malvagio in Cina ma non vuole nemmeno sentirne parlare. Tuttavia, ha trovato il tempo per parlare di giustizia e diseguaglianze con una delegazione di giocatori della Nba, che gli hanno portato in dote una maglietta di Black Lives Matter. 

“Forse ho torto” – Lo scrittore statunitense ammette di non sapere quale sia la via da seguire.

Forse ho torto e Papa Francesco ha ragione. Forse nel lungo termine è il Vaticano ad aver fatto la scelta più saggia.

“Il silenzio di Francesco rimbomba in tutto il mondo” – L’editorialista mette però in guardia la Santa Sede sottolineando che “da secoli la Cina mette in ridicolo gli stranieri convinti di avere il coltello dalla parte del manico“. A questo avvertimento concorre il ricordo della politica di pacificazione inaugurata all’inizio degli anni ’70 dal presidente repubblicano Richard Nixon (nella foto di copertina) che ha di fatto riammesso la Cina nel consesso internazionale. Lanciato il sasso, McGurn non ritira la mano:

Se l’approccio della Chiesa è giustificato dalla fredda realpolitik, allora il Papa dovrebbe avere l’integrità di riconoscerne il costo – ovvero girarsi dall’altra parte quando la Cina detiene ingiustamente o perseguita il suo stesso gregge. Nel film ‘Un uomo per tutte le stagioni’, Thomas More resta in silenzio anziché dare il suo assenso al riconoscimento del secondo matrimonio del re Enrico VIII. Il Duca di Norfolk domanda perché il re non accetta il silenzio di More. E il cortigiano più vicino al re risponde: “Perché questo silenzio rimbomba in tutta Europa!”. Allo stesso modo, il silenzio di Papa Francesco sulla Cina e Jimmy Lai rimbomba in tutto il mondo. In un modo poco piacevole”.

Le parole di padre Spadaro – Il direttore della Civiltà Cattolica padre Antonio Spadaro ha rilasciato un’intervista a Linkiesta in cui difende l’intesa con la Cina definendola “un accordo pastorale e non di tipo politico né diplomatico”. Spadaro rivendica “che in questo momento tutti i vescovi, che sono a capo di diocesi in Cina, sono in comunione con Roma“. Il consigliere di papa Francesco definisce le parole del cardinale Zen “attacchi fuori le righe e non consapevoli del dialogo”. Quanto alla mancata udienza, il gesuita specifica: “Il Papa indubbiamente ascolta tutte le voci, per cui anche quest’episodio è stato ampiamente esagerato nella narrazione da parte del porporato e di alcuni media”.

La difesa del Vaticano – Il segretario di Stato (una sorta di Ministro degli Esteri) della Santa Sede Pietro Parolin ha anche lui promosso l’intesa prima di rinnovarla ad ottobre 2020 sottolineando che “l’Accordo non ha risolto tutti i problemi e le difficoltà che ci sono e che noi speriamo con il dialogo di affrontare. Esso non riguarda relazioni diplomatiche né ha in previsione lo stabilimento di rapporti diplomatici ma riguarda la situazione della Chiesa e un punto specifico che sono le nomine”. Anche Parolin ha evidenziato che “tutti i vescovi in Cina sono in comunione con il Papa. Non ci sono più vescovi illegittimi e questo mi sembra un passo in avanti notevole”. Anche se l’obiettivo rimane “una normalizzazione della Chiesa in Cina”. L’ex nunzio (ambasciatore) in Venezuela ha anche sottolineato che “il segreto è relativo perché molti contenuti già si conoscono”. Non essendo stato però diffuso il testo, non si può valutare se le parti omesse sono così rilevanti da mettere in ombra i “molti” punti già conosciuti. Tra questi, la già citata riammissione nella comunione della Chiesa di sette vescovi (più uno deceduto) illegittimi

CITAZIONE DEL GIORNO

Quando gli Stati Uniti starnutiscono, il resto del mondo prende il raffreddore.

Nouriel Roubini

2 pensieri riguardo “Wall Street Journal: “Il silenzio del Papa sulla Cina rimbomba in tutto il mondo”

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