Hong Kong, Jimmy Lai ai domiciliari. Ma Francesco nel messaggio di Natale non cita la Cina tra le crisi mondiali

L’editore cattolico è uscito dal carcere con una cauzione. Ma il Papa nella benedizione non ha parlato né dell’ex colonia né del “genocidio demografico” degli uiguri

L’editore e dissidente cattolico di Hong Kong Jimmy Lai è stato messo agli arresti domiciliari dopo aver pagato una cauzione di circa un milione di euro. Come a Pasqua -quando venne assolto in Australia il cardinale George Pell (qui trovate tutti i segreti dei suoi quaderni dal carcere) – anche a Natale la Chiesa può celebrare una liberazione. Anche se su Lai pendono ancora le accuse di frode e di aver violato la legge sulla sicurezza nazionale che dal 1° luglio ha di fatto cancellato l’autonomia dell’ex colonia britannica. Ma Papa Francesco continua il suo silenzio stampa quasi assoluto sulla Cina dopo aver firmato nel 2018 (e rinnovato ad ottobre) un accordo segreto sulla nomina dei vescovi. Il Pontefice ha infatti citato tutte le situazioni di crisi nel mondo durante la benedizione natalizia Urbi et Orbi (alla città e al mondo). Ma nel capitolo dedicato all’Asia viene ignorata la situazione degli uiguri, il popolo musulmano che nella regione dello Xinjiang (nord-ovest della Cina) viene rinchiuso in campi di detenzione per subire una rieducazione e un “genocidio demografico”. A maggior ragione Francesco non ha citato la situazione di Hong Kong dove la situazione è certamente pacificata, ma sotto il pugno di ferro della nazione guidata da Xi Jinping.

Le parole sull’Asia. Un’altra crisi non citata è quella bielorussa. Alla fine di questo c’è scritto perché

Jimmy Lai esce dal carcere – Come riporta AsiaNews, l’imprenditore ed editore di Hong Kong ha ottenuto la libertà su cauzione mercoledì 23 dicembre. Era stato incarcerato ed incriminato ad inizio dicembre ponendo una serie di problemi alla politica estera della Santa Sede, come avevo spiegato qui. La misura di scarcerazione è però stata impugnata dalla procura: la Corte di appello potrebbe quindi ribaltare la decisione e ordinare il ritorno di Lai in prigione. All’udienza era presente anche il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong. Il quasi 89enne oppositore di Pechino è stato infatti finanziato da Lai con 20 milioni di dollari di Hong Kong.

Cosa (non) è libero di fare – L’Alta corte dell’ex colonia britannica ha accettato il suo pagamento di 10 milioni di dollari di Hong Kong (circa un milione di euro). Ad una condizione: Lai deve essere confinato nella sua abitazione e deve presentarsi tre volte a settimana al comando di polizia del suo quartiere. Il 73enne proprietario del quotidiano Apple Daily dovrà anche consegnare i documenti di viaggio e non potrà usare i social media. Non potrà inoltre rilasciare interviste, fare dichiarazioni pubbliche o incontrare personalità politiche e diplomatiche straniere.

CITAZIONE DEL GIORNO

E si deve considerare che non c’è cosa più difficile da trattare, né più incerta nel suo esito, né più pericolosa da maneggiare, che essere l’autore dell’introduzione di nuovi ordinamenti. Perché costui ha per nemici quelli che giovano degli ordini vecchi ed ha solo per tiepidi difensori tutti quelli che beneficerebbero della nuova condizione. Questa tiepidezza nasce in parte dalla paura degli avversari, che hanno le leggi a loro sostegno, e in parte dalla incredulità degli uomini che non credono nelle novità se non ne vedono i primi forti segnali.

Niccolò Machiavelli

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