Hong Kong, incriminato l’oppositore cattolico Jimmy Lai: rischia l’ergastolo. Cosa farà il Vaticano?

Sono stati imprigionati anche Agnes Chow (24 anni) che è cattolica e Joshua Wong (24, cristiano evangelico). È solo un problema politico o può rimettere in discussione l’accordo appena rinnovato per la nomina dei vescovi?

Sabato 12 è stato ufficialmente incriminato per “collusione con lo straniero” Jimmy Lai, editore e attivista democratico di Hong Kong, l’ex colonia britannica da qualche mese oggetto di una stretta da parte del regime cinese. Lai rischia l’ergastolo ed è accusato anche di frode. Accusa in seguito alla quale era stato arrestato mercoledì 2 dicembre. Giovedì 3 sono stati invece condannati Joshua Wong, Agnes Chow e Ivan Lam per le assemblee non autorizzate di protesta fuori dal quartier generale della polizia nel giugno 2019. Cosa c’entra tutto questo con il cristianesimo? Lai e Chow sono cristiani cattolici. Mentre Joshua Wong è un cristiano evangelico. E ciò pone una serie di problemi anche a papa Francesco che ha rinnovato il suo accordo segreto con il regime per le nomine dei vescovi.

Chi sono i protagonisti cristiani
Jimmy Lai, 72 anni, è editore di Apple Daily, il tabloid più letto di Hong Kong. Lai era stato arrestato ad agosto con l’accusa di aver violato la legge sulla sicurezza nazionale che ha di fatto cambiato la condizione di relativa autonomia dell’ex colonia britannica. Era già stato arrestato ad agosto dopo una perquisizione di 200 agenti per la presunta violazione della nuova legge sulla sicurezza nazionale. Ora è stato formalmente incriminato per questa accusa e la sua richiesta di uscire su cauzione è stata respinta. Invece adesso è accusato anche di frode e dovrà attendere la prima udienza del processo fissata ad aprile 2021.
Agnes Chow, 24 anni, è tra i dirigenti del movimento politico Demosisto. Ha condiviso il primo arresto con Joshua Wong e ha raccontato di essere stata costretta a togliersi alcuni vestiti. Ora è stata condannata il 2 dicembre, il giorno prima del suo compleanno, a 10 mesi di carcere assieme al leader delle proteste Wong che dovrà invece restare recluso invece per 13 mesi. Prende il nome da una martire della Chiesa dei primi secoli.
Joshua Wong, 24 anni anche lui, è il più noto dei tre attivisti sin dalla rivoluzione degli ombrelli nel 2014. Il ragazzo che si chiama come Giosuè ha deciso di rimanere ad Hong Kong nonostante Regno Unito, Canada e Australia si siano resi disponibili per accogliere profughi dall’ex colonia britannica.

Solo oppressione politica? – Il settimanale cattolico The Tablet si è chiesto in un lungo articolo se la stretta ad Hong Kong possa essere considerata una “persecuzione anticristiana”? Ad un primo sguardo, scrivono i colleghi inglesi, il tema è ovviamente politico. Anche perché la stessa governatrice di Hong Kong Carrie Lam è cattolica e, come riporta il Sydney Morning Herald, ha rinunciato ad aderire al Partito Comunista per questo.

C’è anche una “persecuzione anticristiana”? – D’altro canto Joshua Wong è stato esplicito nell’evidenziare come la fede motivi il suo attivismo. Anche il sinologo Antonio Talia ha parlato a “Nessun luogo è lontano” (ascoltate gli ultimi 10 minuti) dell’influenza del martirio cristiano su questi manifestanti. Peraltro Jimmy Lai, il più vecchio dei tre, ha finanziato con tre miliardi di dollari l’ex arcivescovo Joseph Zen e ha anche sostenuto dopo essersi convertito negli anni Novanta la Chiesa sotterranea fedele al papa. Scrive The Tablet a questo proposito:

Cosa è una persecuzione religiosa? Forse non dovremmo concentrarci così tanto sulle motivazioni dei persecutori ma su quelle dei perseguitati.

Oscar Romero e il martirio cristiano – La rivista cita l’esempio di Oscar Romero, arcivescovo di El Salvador e oppositore del regime militare. Romero fu ucciso nel 1980 mentre stava celebrando la Messa. The Tablet sottolinea che “c’è una buona possibilità” che il suo assassino “fosse un cattolico praticante”. Ciò che ha messo in pericolo Romero è stata proprio la sua “profonda fede religiosa” ed è per questo che è stato canonizzato nel 2017 da papa Francesco. Il papa stesso – continua la rivista – “ha pubblicato un emendamento al processo di canonizzazione, creando una nuova fattispecie (che non è però considerata martirio, ndr) per i candidati che sacrificano le loro vite per gli altri. Essa non richiede che il rischio per la vita sia causato dall’odio religioso ma solo che il sacrificio sia modellato dalla fede“. The Tablet si chiede quindi “cosa stiano sperimentando in prigione Wong, Chow con gli altri e cosa si suppone li stia sostenendo in questa prova”.

Se la risposta a queste domande è, almeno in parte, legata alla loro fede cristiana, allora forse questa dovrebbe essere considerata una persecuzione anti-cristiana dopo tutto.

Il dialogo con i dittatori paga? Le riflessioni della rivista pongono alcuni problemi. Fin qui Francesco ha fatto trapelare la sua preoccupazione per la situazione di Hong Kong solo durante l’Angelus del 5 luglio quando diffuse alla stampa un testo che la citava salvo poi non pronunciarlo affacciato dalla finestra di piazza San Pietro.
La Chiesa ha sempre dialogato con ogni regime per difendere i cristiani. Basti pensare al dialogo di Benedetto XV con il sultano durante il genocidio degli armeni o al Concordato di Pio XII con Adolf Hitler. Anche papa Francesco ha dialogato con Lukashenko in Bielorussia durante la repressione delle manifestazioni per la democrazia. Il dialogo è più difficile da sostenere però quando è stato firmato un accordo segreto sulla nomina dei vescovi con un regime che – contemporaneamente – imprigiona dei cristiani cattolici. Anche se non lo fa “ufficialmente” per odio verso la fede cristiana.

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