Il caso Angelo Becciu, spiegato bene. Dall’addio al conclave alle indagini vaticane. Cosa si sa finora

L’inchiesta dell’Espresso avrebbe contribuito in modo decisivo alle dimissioni. Ma non si conosce ancora con certezza il presunto reato. Libero invece lo difende: “Congiura”. E negli ultimi giorni si è sentito con il Papa

Cosa ha combinato Giovanni Angelo Becciu? Per l’ex prefetto della Congregazione della Cause dei Santi si sono chiuse le porte del conclave e della Curia romana il 24 settembre dopo un colloquio con Papa Francesco. Dopo la sua conferenza stampa del giorno successivo in cui si dichiarava innocente, le accuse e le difese si sono spostate sulle pagine dei giornali. Con L’Espresso che ha fatto l’inchiesta e Libero che invece con il suo direttore Vittorio Feltri è dalla parte del cardinale sardo. A complicare il tutto, la confusione delle procedure della magistratura italiana con quelle della vaticana (che sta indagando). Ecco tutto quello che dovete sapere.

“Prove? Zero” – Venerdì 3 dicembre, il vaticanista de Il Foglio Matteo Matzuzzi nella sua newsletter “Newman” ha scritto:

I pettegolezzi hanno raccontato di tutto: copertine dell’Espresso, serramenti installati dai fratelli del cardinale nelle nunziature in Angola, operazioni opache a Londra e in Vaticano, addirittura corruzione di testimoni perché in Australia contribuissero a sbattere in galera George Pell. Si è detto e scritto di tutto. Prove? Zero. Documenti a sostegno delle tesi addotte? Nessuno. Avvisi di garanzia annunciati? Mai recapitati. 

È indagato? E se sì, per cosa?” – Matzuzzi continua chiarendo che non ritiene Becciu un santo: “Se il papa-vicario-di-Cristo-in-terra convoca un cardinale (peraltro a lui molto vicino) e in due minuti ne chiede le dimissioni da tutto, togliendogli simbolicamente anche la porpora che lui stesso gli aveva conferito, significa che qualcosa di grave (di molto grave) c’è“.

Però, a dispetto delle chiacchiere contro cui tante volte lo stesso Francesco si è scagliato, non c’è nulla di certo. In barba alle promesse di trasparenza assoluta da parte del Vaticano. Cosa ha fatto Becciu per essere cacciato? Neanche lui l’ha chiarito, il giorno dopo l’epurazione durante la conferenza stampa riservata a pochi giornalisti. 
È indagato? E se sì, per cosa?

Le accuse dell’Espresso – Il settimanale ha pubblicato il 27 settembre questa inchiesta che è finita sulla scrivania di Francesco prima di essere pubblicata. A quel punto il Papa, secondo la versione dell’ex cardinale elettore, ha parlato a Becciu delle contestazioni della magistratura vaticana ed ha accolto la sua rinuncia al Conclave. Un passo indietro che ha lasciato il conclave privo di uno tra i cardinali più influenti e conosciuti anche a livello internazionale (è stato per 7 anni Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, una sorta di Ministero dell’Interno). Becciu in conferenza stampa ha però negato di essere inquisito e l’Espresso ha ufficializzato l’iscrizione del cardinale nel registro degli indagati solo a fine ottobre.

L’avviso di garanzia fantasma – L’avviso di garanzia al cardinale sardo sarebbe “in procinto di arrivare“, ha scritto Vittorio Feltri su Libero il 10 dicembre. In Italia, una volta ricevutolo, Becciu avrebbe il diritto di presenziare ad un atto delle indagini preliminari. Ma, sempre secondo il nostro codice di procedura penale, Becciu potrebbe essere stato indagato in precedenza ed informato solamente ora. E ciò non contraddirebbe la versione de L’Espresso. Il problema è che però in Vaticano vige (con degli aggiornamenti) il codice di procedura penale del 1929, non più in uso in Italia. E, come spiega Il Riformista, in esso non esistono le “informazioni di garanzia”. Ma questo non è l’unico problema.

Indagini a rilento? Ecco perché – Un altro è che le indagini sembrano andare molto a rilento. E, come scrive Linkiesta, questo accade ancora per il funzionamento particolare della giustizia nella Santa Sede.

Per quanto illuminata a divinis, la legislazione vaticana non è conforme a quella che negli stati democratici garantisce il diritto minimo del cittadino al giusto processo. Per dire, nello Stato del Vaticano i promotori di giustizia (più o meno il pubblico ministero italiano, ndr) possono arrestare direttamente gli indagati senza prima passare da un giudice ed anzi gli stessi inquirenti, in base ad un’esplicita autorizzazione del Sommo Pontefice (il “rescritto” di derivazione dall’impero romano) possono derogare anche alle invero poche garanzie che i codici vaticani pongono a favore degli inquisiti.
Può uno Stato di diritto acconsentire che un suo cittadino sia processato senza la tutela di garanzie che la Costituzione riconosce? Le norme di diritto internazionale pongono l’obbligo per ogni Stato di verificare nel caso di richiesta di estradizione che esistano presso lo Stato richiedente tutte le garanzie e che non si applichino procedure contrarie alla dignità umana.

“Le accuse della magistratura”- Secondo Vittorio Feltri, Becciu sarebbe accusato di quattro reati: peculato, abuso d’ufficio, interesse privato (un reato che in Italia è stato incluso nel secondo) e infine “Offesa al Re”. Cioè a Papa Francesco che è sovrano assoluto della Città del Vaticano.

Le chiamate con il Papa – E proprio il Papa è protagonista di una o più “telefonate serali con Becciu che quest’ultimo avrebbe particolarmente apprezzato; un gradito segno di vicinanza da parte di Francesco”, come scrive Matzuzzi. Telefonate confermate anche da ilfattoquotidiano.it.

Cosa pensa Francesco – Insomma, pare di assistere ad una contesa in Vaticano che si esplicita nel confronto dialettico tra i giornali. E il ruolo del pontefice? Francesco Antonio Grana su ilfattoquotidiano.it puntualizza che “per Francesco il giudizio di colpevolezza nei confronti del porporato non è ancora definitivo”. Mentre il giornalista de Il Foglio conclude:

Sembra quasi si voglia accreditare la tesi di un “Papa manovrato” che impulsivamente ha defenestrato il vecchio amico salvo poi pentirsene. Sarà davvero così o è una ricostruzione edulcorata di quanto sta avvenendo? 

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