Padre Sorge, è morto il gesuita che sapeva pensare

“Posso togliermi il cappello?” Preceduto dalla sua voce, padre Bartolomeo Sorge riceveva i suoi numerosi ospiti in una piccola stanza oscura adornata soltanto da un tavolino circolare e da due piante agli angoli. Ospiti che non hanno abbandonato (e che, nel nostro caso, hanno conosciuto) il teologo e politologo ma – soprattutto – gesuita negli ultimi anni della sua vita. Se Victor Hugo fosse stato suo contemporaneo lo avrebbe incluso senza alcun dubbio tra “le pochissime teste che pensano” contrapposte alle “molte bocche che parlano”. Sorge iniziò la sua attività come giornalista (ricordava di aver incontrato Alberto Moravia all’esame per entrare nell’Ordine) nella redazione della più antica rivista italiana (la Civiltà Cattolica) per poi essere spostato negli anni Ottanta a Palermo per dirigere l’Istituto di formazione politica Pedro Arrupe. In questo laboratorio tempestato dalle stragi mafiose, il gesuita aveva ispirato la primavera di Palermo e la nascita del partito “La Rete” di Leoluca Orlando da cui però si era in seguito allontanato. Poi, tornato in Lombardia, ha diretto la rivista Popoli e il mensile Aggiornamenti Sociali. Prima di dedicare l’ultimo decennio della sua vita alla preghiera e alla scrittura. I suoi ultimi libri “Brevi lezioni di dottrina sociale” e “Perché il populismo fa male al popolo” rappresentano una efficace sintesi della sua vita e delle sue passioni. Prima del testamento spirituale “Bartolomeo Sorge, i sogni e i segni di un cammino”. I funerali del religioso si sono tenuti in forma privata martedì 3 novembre nella cappella della casa “Aloisianum” di Gallarate dove era ospite.

A ricordarlo sono stati soprattutto il mondo della politica e della Chiesa. Primo fra tutti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha ricordato la sua lotta “in prima fila contro le disuguaglianze, le ingiustizie e la mafia”. Anche l’ex segretario del Partito Popolare Italiano Pierluigi Castagnetti ha sottolineato che “padre Sorge meritava” la nomina cardinalizia, alludendo al desiderio di Giovanni Paolo I di nominarlo arcivescovo di Milano, come ha scritto ilfattoquotidiano.it. Anche i direttori de la Civiltà Cattolica Antonio Spadaro e quello di Aggiornamenti sociali Giacomo Costa hanno reso omaggio al loro predecessore. Proprio Spadaro ha ricordato la richiesta di un sinodo per la Chiesa italiana formulata dal gesuita un anno fa. Un’opinione che era stata letta da papa Francesco che l’aveva definita “qualcosa di una chiarezza che ha fatto tremare, non dico la politica italiana, ma sicuramente almeno la Chiesa italiana”.

Sorge ha seguito con grande attenzione il pontificato del primo pontefice gesuita, come testimoniato dal suo ultimo tweet dopo la diffusione dello stralcio di intervista di papa Francesco sulle unioni civili: “È pacifico da tempo che i diritti personali degli omosessuali (sia singoli, sia in coppia) vadano tutelati dallo Stato. Ma l’unione civile non è matrimonio”. Il padre si è spento nella residenza Aloisianum di Gallarate (Varese) che lo aveva accolto negli anni della formazione. Un destino condiviso con l’ex arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini, deceduto nel 2012. Proprio il capoluogo lombardo aveva adottato il sacerdote come tanti altri intellettuali. Di uno di questi, Indro Montanelli, Sorge ricordava la frase “pronunciata in un dibattito televisivo”: “Non sarà Dio a giudicare me ma io a giudicare Dio chiedendogli perché non mi ha dato la fede”. Una grazia, quella della fede, che invece padre Sorge ha sempre avuto e coltivato. E di cui ora starà raccogliendo i frutti.
(articolo pubblicato su Voce- Un’altra informazione)

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